PARTECIPARE LA DEMOCRAZIA

Antifascismo

Se nell’immediato dopoguerra il paradigma antifascista era stato il cemento costitutivo del nuovo sistema democratico, in seguito lo scoppio della Guerra Fredda e il nuovo bipolarismo internazionale avevano permesso la sopravvivenza all’interno degli apparati dello stato di moltissimi funzionari compromessi con il Regime. In questo clima, negli anni ’50, vi era stato ben poco spazio per la memoria e la riaffermazione dell’eredità antifascista. Le cose erano mutate con l’avvento del centro-sinistra: il rilievo delle celebrazioni era cresciuto significativamente, mentre il valore dell’antifascismo come elemento identitario del sistema repubblicano era stato riaffermato.

Questo cambiamento era stato anticipato dai fatti dell’estate del 1960 con le mobilitazioni antifasciste che avevano portato alla caduta del governo Tambroni e si erano caratterizzate anche per la massiccia partecipazione dei giovani. Da questo punto di vista, dunque, il 1960 avvia una stagione, il cui culmine si verifica dopo il '68, in cui l’antifascismo va a costituire per i giovani un viatico per la partecipazione politica. I valori dell’esperienza resistenziale, fino ad allora tutelati dalla sinistra istituzionale, vengono assunti su di sè dalle nuove generazioni e caricati di nuovi significati: richiesta di attuazione delle parole d’ordine di rinnovamento emerse durante la Resistenza, di una”democrazia sostanziale”, ecc…

Viene poi enfatizzata la necessità di opporsi, nelle strade, all’attivismo dell’estrema destra, per difendere spazi di agibilità politica e luoghi simbolici correlati ai valori della Resistenza.