PARTECIPARE LA DEMOCRAZIA

Comune di Forlì

A Forlì, il PCI, diversamente da ciò che avviene nei capoluoghi emiliani, rimane per lungo tempo all'opposizione, dopo la stagione delle giunte unitarie post-belliche. Per ben 19 anni, dal 1951 al 1970, i comunisti sono all'opposizione, prima delle Giunte centriste, poi di quelle di centrosinistra e infine dei Commissari prefettizi che per ben 5 anni governano una città bloccata dalla mancanza di accordo tra i partiti. Solo nel 1970 il PCI arriva alla guida della città, detenendo da quel momento in poi la carica di Sindaco, dapprima con Angelo Satanassi (1970-79), poi con Giorgio Zanniboni (1979-89) e infine con Sauro Sedioli (1989-95).
La formula di governo è inizialmente quella classica delle giunte rosse, ovvero un'alleanza PCI-PSI, per allargarsi alla partecipazione del PRI a partire dal 1979. Il modello sarà adottato in seguito dagli altri capoluoghi della Romagna e da diversi Comuni minori.
Per il PCI il Comune non è solo il centro dell'azione politico-amministrativa, ma anche il cuore nevralgico della vita cittadina, e dall'Ente locale il Partito rivendica un protagonismo a tutto campo, in collaborazione con le principali rappresentanze economiche e associative.
È in ossequio a questa visione che durante la lunga stagione delle lotte sindacali degli anni '70 e dei primi anni '80 il Municipio viene aperto ai lavoratori e alle loro rappresentanze, diventando il teatro di assemblee, capolinea di molte manifestazioni e la sede di ripetuti Consigli comunali aperti. A fianco di queste funzioni, il Comune è la fucina di una forte azione riformatrice che vede le Giunte di sinistra caratterizzarsi per avanzate iniziative in campo sociale, educativo, a sostegno della partecipazione democratica e del decentramento.