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Fabbrica Arrigoni, Cesena

L'Arrigoni rappresenta la fabbrica per eccellenza di Cesena. Nasce nel 1929 per acquisizione dell'azienda CIA, creata nel 1922 da imprenditori locali per la lavorazione e conservazione dei prodotti agricoli. Grazie a forti investimenti e crescenti commesse per l'esercito, negli anni '30 l'Arrigoni supera i 1000 dipendenti, per raggiungere i 5000 durante la guerra.
Già in quegli anni in fabbrica si costituiscono i primi nuclei clandestini comunisti che, fra arresti e denunce, portano avanti attività e proselitismo, favoriti dalla diffusa insofferenza per i bassi salari che esplode negli scioperi del marzo 1943 e durante l'occupazione nazifascista.
Nel dopoguerra la fabbrica entra in crisi e inizia una lunga stagione di lotte. Centinaia di lavoratori e lavoratrici comunisti in prima linea non riescono ad impedire varie ondate di licenziamenti, sino all'allontanamento di 390 operai nel 1951, al termine di una drammatica vertenza durante la quale la fabbrica viene occupata per settimane.
L'Arrigoni rimane costantemente al centro dell'interesse del PCI, che dalle file di licenziati per rappresaglia dalla fabbrica trae molti dei suoi più importanti dirigenti, fino al punto che alle amministrative del 1951 utilizza il profilo stilizzato dell'azienda come simbolo.
A metà degli anni '60 l'Arrigoni entra ancora in crisi e annuncia 171 licenziamenti. Per ben 57 giorni i lavoratori bloccano lo stabilimento ricevendo il sostegno delle principali forze politiche e sindacali e del Comune. Ma la vertenza si chiude male: CISL e UIL siglano un'intesa separata che prevede il licenziamento di cento addetti.
Gli anni '70 e '80 si trascinano fra crisi, passaggi di proprietà, sospensioni della produzione e licenziamenti e vengono perse le residue quote di mercato detenute. Intenso è lo sforzo del PCI, dalla guida del Comune, per impedire il tracollo dell'azienda, ma alla fine degli anni '80 l'Arrigoni chiude definitivamente.