PARTECIPARE LA DEMOCRAZIA

Partiti politici

’esplosione, a partire dal 1967, del Movimento di contestazione giovanile coglie di sorpresa le principali forze politiche. Alla sorpresa si affianca lo spiazzamento, alimentato dalle connotazioni che il Movimento manifesta. In effetti, il Movimento critica i partiti, in quanto strutture verticistiche e burocratiche, cui vengono contrapposte pratiche di democrazia diretta. Inoltre, vi è il rifiuto della delega e il rigetto dell'ipotesi di trasposizione in un programma di riforme delle istanze di contestazione. Infine, alle forze di governo viene imputata la repressione subita, mentre a quelle di sinistra la rinuncia ad un’azione rivoluzionaria a favore di un pragmatico riformismo.

Sul fronte dei Partiti, la DC e i suoi alleati, sebbene non siano del tutto sordi alle istanze sollevate dalla contestazione, imboccano una via repressiva e autoritaria nei confronti del Movimento. A sinistra, il PSIUP si schiera dalla parte della contestazione. In questo sforzo è ravvisabile un tentativo di accrescere il proprio spazio politico, ritagliandosi uno ruolo “a sinistra” rispetto allo stesso PCI. Molto più complessa è la parabola del PCI, dal cui punto di vista il Movimento è certamente un alleato tattico. D’altra parte, molte delle connotazioni assunte dalla rivolta generano incomprensione e sospetto per il loro radicalismo e i tratti innovativi. Questa ambivalenza fa sì che all’interno del partito non si riscontri una posizione univoca. Da un lato vi sono coloro che tendono a considerare in termini negativi l’azione degli studenti, dall'altro coloro che ritengono che il Movimento sollevi problemi reali e possa essere un alleato del PCI.

In definitiva, la strategia del partito è un tentativo di individuare una prudente via intermedia fra considerazioni contrastanti. Viene presentato un formale omaggio all’autonomia del Movimento e si cerca di incanalarne la spinta politica verso un concreto programma di riforme. D’altra parte il Partito Comunista non rinuncia ad esercitare un critica sugli aspetti della contestazione giovanile che considera errati. Nonostante questi sforzi, il rapporto fra il PCI e gli studenti rimane altalenante per tutto il corso del ’68, viziato da una certa diffidenza reciproca, anche se il filo del dialogo non si spezza mai del tutto, nemmeno nei momenti di più alta tensione.