PARTECIPARE LA DEMOCRAZIA

Piazza Martiri del 7 luglio

Originariamente intitolata a Cavour, la piazza prese successivamente il nome dai sanguinosi eventi di cui fu teatro il 7 luglio 1960, quando cinque operai reggiani, tutti iscritti al PCI, vennero uccisi dalle forze dell'ordine durante una manifestazione sindacale. Per ricordare quella tragica giornata, il 7 luglio 1972, fu posta una stele alla sinistra del monumento alla Resistenza; nel 2010 cinque pietre d'inciampo, con i nomi dei caduti, sono state collocate nella piazza, nei punti esatti in cui i cinque operai furono uccisi.

La strage fu l'apice di un clima di tensione generatosi dalla formazione del governo Tambroni a monocolore DC, con l'appoggio determinante del Movimento Sociale Italiano (MSI). Ad aggiungere ulteriore nervosismo fu la decisione del MSI di tenere nel luglio del 1960 il proprio congresso a Genova, città medaglia d'oro della Resistenza. In breve si scatenarono proteste e manifestazioni in tutta Italia che furono duramente represse dalle forze dell'ordine provocando diversi feriti a Genova, Roma e un morto a Licata (AG). Anche a Reggio Emilia montò velocemente la contestazione contro il governo e la CGIL dichiarò lo sciopero generale cittadino per il 7 luglio 1960; altissima fu l’adesione in città e in provincia. La Prefettura reggiana vietò gli assembramenti e il comizio fu autorizzato unicamente nella Sala Verdi del Teatro Ariosto, troppo piccola per ospitare i manifestanti accorsi da Reggio e da tutta la provincia. Così centinaia di persone si radunarono nei pressi del Teatro Ariosto, di fronte all'antistante monumento ai Caduti, per una manifestazione pacifica cantando canzoni di protesta. Alle ore 16:45 reparti di polizia e carabinieri caricarono la folla che sostava in piazza, inizialmente con lacrimogeni e getti d'acqua e poi impugnando le armi da fuoco. Le forze dell'ordine cominciarono a sparare ad altezza uomo uccidendo Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli e provocando 22 feriti. I reparti di polizia e carabinieri si ritirano solo dopo il coraggioso intervento del sindaco Cesare Campioli, che cercò di riportare la calma in piazza. Il giorno successivo la CGIL proclamò lo sciopero generale nazionale, che ebbe una larghissima adesione in tutta Italia. L'8 luglio a Palermo durante una manifestazione inerente allo sciopero vennero assassinate altre 4 persone suscitando ulteriore sgomento. Questi tragici fatti, insieme a una grande mobilitazione popolare, provocarono il 19 luglio le dimissioni del governo Tambroni. Ai funerali de “i morti di Reggio Emilia”, nella stessa piazza, intervennero migliaia di persone provenienti da tutta Italia.