PARTECIPARE LA DEMOCRAZIA

Quartiere Ronco, Forlì

Gli anni '60 sono per Forlì quelli della paralisi amministrativa e del lungo commissariamento del Comune. In questo contesto il PCI si muove per favorire nuove forme di partecipazione e gestione dal basso, richiamandosi al modello dei quartieri sorti in alcune città emiliane e in contrapposizione con la stagnazione burocratica dei commissari. In corrispondenza di questo sforzo, in diverse zone di Forlì i cittadini cominciano autonomamente a dar vita ai primi comitati di quartiere.
Giunti alla guida del Comune, i comunisti si impegnano a favorire l'autogoverno e allargare la partecipazione dei cittadini, strutturando in maniera organica queste esperienze spontanee. Viene data così vita a 43 Comitati di Quartiere o di Frazione.
Subito i nuovi organismi rivendicano un autonomo protagonismo nella vita cittadina, forti anche della propria legittimazione popolare. Questo protagonismo si dispiega anche in prese di posizione sulle vicende di attualità che interessano Forlì e nell'adesione ai grandi scioperi e assemblee operaie per il lavoro e l'occupazione dei primi anni '70.
Le Giunte “rosse” forlivesi intessono con i quartieri una dialettica rilevante. Le assemblee nei quartieri, durante le quali gli amministratori del Comune si confrontano con la cittadinanza sia su problematiche di specifico interesse, sia sui temi più generali della vita della città diventano una prassi usuale. Per rafforzare la funzione dei quartieri viene costituta una forma aggregata definita “interquartieri” che si fa promotrice di iniziative di notevole rilievo, in particolare a sostegno della costruzione della diga di Ridracoli, e assumendo su di sé la distribuzione razionata del combustibile durante la crisi energetica del 1973.